Calcolatore Imposta di Successione 2026 Online
Quando un familiare viene a mancare, oltre al dolore per la perdita arriva quasi sempre una domanda molto concreta: quanto costerà, in termini fiscali, ricevere l’eredità? Il calcolo delle imposte di successione non è complicato una volta capiti i meccanismi di base, ma richiede attenzione perché dipende da diversi fattori: il grado di parentela con il defunto, il valore dei beni ereditati e la presenza o meno di immobili.
In questa guida vediamo passo dopo passo come si calcola l’imposta di successione nel 2026, quali sono le franchigie e le aliquote aggiornate, come funzionano le imposte ipotecarie e catastali sugli immobili, e cosa cambia con il nuovo regime di autoliquidazione introdotto dal 2025. Alla fine trovi anche degli esempi numerici concreti ed è possibile utilizzare il nostro calcolatore stipendio netto e gli altri strumenti fiscali di Nettostipendio.com per verificare rapidamente la tua situazione personale.
01 · Anagrafica successione
Dati generali
Indica la data del decesso per applicare automaticamente il regime corretto (autoliquidazione dal 2025, o vecchio avviso dell'Agenzia per i decessi precedenti) e aggiungi i beneficiari dell'eredità.
02 · Quadro EB
Immobili
Per ciascun immobile indica la rendita catastale e la categoria: il valore catastale e le imposte ipocatastali vengono calcolati automaticamente. Puoi anche scindere usufrutto e nuda proprietà.
03 · Quadro EC
Aziende e partecipazioni
Aziende, rami d'azienda o quote societarie trasferite a coniuge o discendenti sono esenti se l'attività o il controllo vengono mantenuti per almeno 5 anni (art. 3 c. 4-ter, D.Lgs. 346/1990).
04 · Quadro EL
Beni mobili e finanziari
Conti correnti e strumenti finanziari sono tassabili per intero. Titoli di Stato, polizze vita, TFR e veicoli PRA sono invece esenti da imposta di successione.
05 · Deduzioni
Passività e spese deducibili
Debiti del defunto, spese mediche e spese funebri riducono la base imponibile complessiva dell'asse ereditario.
06 · Coordinamento donazioni/successione
Donazioni pregresse
Dal 2026 la franchigia donativa e quella successoria sono conteggiate separatamente e non si sommano più (abolizione del coacervo): le donazioni ricevute in vita non riducono la franchigia successoria disponibile.
07 · Esito del calcolo
Riepilogo e imposta dovuta
Stima basata sui dati inseriti e sulla normativa vigente per l'anno 2026.
Cos'è l'imposta di successione e perché si paga
L’imposta di successione è un tributo che lo Stato applica sul trasferimento di beni e diritti da una persona deceduta (il de cuius) ai suoi eredi o legatari. Non riguarda solo il denaro in banca: entrano nel calcolo anche immobili, terreni, quote societarie, veicoli, gioielli e, in generale, qualsiasi bene che faceva parte del patrimonio del defunto al momento della morte.
La logica dietro questa imposta è semplice: quando un patrimonio passa da una persona a un’altra senza una controprestazione economica (come avviene invece in una compravendita), lo Stato applica un prelievo proporzionale al valore ricevuto. L’aliquota e la franchigia (cioè la soglia esente da imposta) cambiano in base a quanto stretto è il legame di parentela tra chi eredita e chi è deceduto: più il legame è stretto, minore è l’imposta dovuta.
Chi è coinvolto in questo processo, in pratica:
- Gli eredi, cioè chi succede nella totalità o in una quota del patrimonio.
- I legatari, cioè chi riceve beni specifici indicati in un testamento.
- L’Agenzia delle Entrate, che riceve la dichiarazione di successione e verifica i calcoli.
Come funziona il calcolo dell'imposta di successione
Il calcolo si sviluppa in quattro passaggi principali, che il nostro strumento di calcolo imposte di successione automatizza per te:
- Determinare l’attivo ereditario, cioè il valore complessivo di tutti i beni lasciati dal defunto (immobili, conti correnti, titoli, aziende, gioielli, veicoli).
- Sottrarre le passività deducibili, come debiti, mutui residui, spese mediche e funerarie documentate.
- Applicare la franchigia spettante a ciascun beneficiario in base al grado di parentela.
- Calcolare l’imposta applicando l’aliquota corrispondente sulla parte di eredità che supera la franchigia.
Un punto fondamentale da capire subito: la franchigia e l’aliquota non sono uniche per tutta l’eredità, ma vengono calcolate singolarmente per ciascun beneficiario, in base al suo grado di parentela con il defunto e alla quota che riceve. Questo significa che due fratelli che ereditano dallo stesso genitore pagano ciascuno la propria imposta, calcolata sulla propria quota.
Aliquote e franchigie 2026: la tabella aggiornata
Le aliquote e le franchigie sono fissate dall’articolo 7 del D.Lgs. 346/1990, come aggiornato dal D.Lgs. 139/2024, il decreto che ha introdotto l’autoliquidazione e le regole attualmente in vigore per le successioni aperte dal 2025. Ecco i valori applicabili nel 2026:
| Grado di parentela | Aliquota | Franchigia per beneficiario |
|---|---|---|
| Coniuge, figli, genitori o altri ascendenti in linea retta | 4% | 1.000.000 € |
| Fratelli e sorelle | 6% | 100.000 € |
| Altri parenti fino al 4° grado e affini in linea retta o collaterale entro il 3° grado | 6% | Nessuna franchigia |
| Altri soggetti (amici, conviventi non legalmente riconosciuti, enti non agevolati) | 8% | Nessuna franchigia |
C’è un’eccezione importante: se il beneficiario ha una disabilità grave riconosciuta ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della Legge 104/1992, la franchigia sale a 1.500.000 €, indipendentemente dal grado di parentela con il defunto. Questa maggiore tutela riconosce le esigenze economiche più ampie che spesso accompagnano una condizione di disabilità grave.
Perché queste differenze esistono? Il legislatore ha scelto di proteggere maggiormente i nuclei familiari più stretti, considerando che coniugi e figli spesso dipendono economicamente dal patrimonio familiare e che tassare pesantemente questi trasferimenti rischierebbe di disperdere il risparmio familiare accumulato in una vita.
Nota normativa: nell’agosto 2025 è stato pubblicato anche il D.Lgs. 123/2025, un Testo Unico che in futuro riunirà in un unico testo le imposte di registro, ipotecaria, catastale e di successione. Il decreto Milleproroghe (D.L. 200/2025) ne ha però rinviato l’entrata in vigore al 1° gennaio 2027: nel 2026 le regole sulla successione restano quindi quelle del D.Lgs. 346/1990 aggiornato dal D.Lgs. 139/2024, gli stessi valori riportati in questa guida.
Come si calcola la base imponibile
La base imponibile è il valore netto su cui, dopo aver applicato la franchigia, si calcola l’imposta. Include tutti i beni del defunto, ma con alcune regole specifiche da conoscere.
La presunzione del 10% su denaro, gioielli e mobilia
Se gli eredi non presentano un inventario analitico dei beni mobili (denaro contante, gioielli, arredamento), la legge applica una presunzione automatica: questi beni si considerano pari al 10% del valore netto imponibile complessivo dell’asse ereditario (art. 9, comma 2, D.Lgs. 346/1990), anche se in realtà valgono meno o non esistono affatto.
Questo meccanismo serve a semplificare la dichiarazione, ma può risultare svantaggioso se il defunto non possedeva realmente beni mobili di valore significativo. In questi casi conviene predisporre un inventario analitico (redatto secondo le regole dell’art. 769 del Codice di Procedura Civile) per dichiarare il valore reale, che potrebbe essere inferiore alla presunzione del 10%.
Le passività deducibili
Dalla base imponibile si possono sottrarre:
- I debiti del defunto esistenti alla data del decesso (mutui, prestiti, cartelle esattoriali).
- Le spese mediche relative agli ultimi sei mesi di vita, se documentate.
- Le spese funebri, entro determinati limiti.
Immobili: valore catastale, imposte ipotecarie e catastali
Quando nell’eredità sono presenti immobili, il calcolo si complica leggermente, perché oltre all’imposta di successione vera e propria si applicano anche l’imposta ipotecaria e l’imposta catastale.
Il valore fiscale di un immobile ai fini della successione non è il valore di mercato, ma il valore catastale, calcolato rivalutando la rendita catastale del 5% e moltiplicandola per un coefficiente che varia in base alla categoria catastale dell’immobile (abitazione, ufficio, negozio, e così via).
Su questo valore si applicano poi:
- Imposta ipotecaria: 2% del valore catastale, con un minimo di 200 €.
- Imposta catastale: 1% del valore catastale, con un minimo di 200 €.
Agevolazione prima casa: se l’immobile ricade nei requisiti “prima casa” per almeno uno dei beneficiari, le imposte ipotecaria e catastale diventano fisse a 200 € ciascuna, indipendentemente dal valore catastale dell’immobile. Un risparmio potenzialmente significativo per abitazioni di valore elevato.
Un altro aspetto da considerare è la possibilità di scindere usufrutto e nuda proprietà: se l’eredità prevede che un beneficiario riceva l’usufrutto e un altro la nuda proprietà dello stesso immobile, il valore catastale viene ripartito tra le due posizioni in base a coefficienti legati all’età dell’usufruttuario, e ciascuna quota viene tassata separatamente.
Esempio pratico 1: coniuge e figli, imposta azzerata dalla franchigia
Immaginiamo il caso di Marco, che lascia in eredità a moglie e due figli un patrimonio netto (dopo aver dedotto i debiti) di 2.400.000 €, composto da un immobile e da liquidità sul conto corrente. Se il patrimonio viene diviso in parti uguali, ciascun erede riceve 800.000 €.
| Beneficiario | Quota ricevuta | Franchigia | Base imponibile netta | Aliquota | Imposta dovuta |
|---|---|---|---|---|---|
| Coniuge | 800.000 € | 1.000.000 € | 0 € | 4% | 0 € |
| Figlio 1 | 800.000 € | 1.000.000 € | 0 € | 4% | 0 € |
| Figlio 2 | 800.000 € | 1.000.000 € | 0 € | 4% | 0 € |
In questo caso, poiché ogni quota è inferiore al milione di euro di franchigia, l’imposta di successione risulta pari a zero per tutti e tre gli eredi. Restano comunque dovute le imposte ipotecarie e catastali sull’immobile (salvo agevolazione prima casa), e la dichiarazione di successione è comunque obbligatoria, perché nell’eredità è presente un immobile.
Esempio pratico 2: un fratello erede unico, imposta effettivamente dovuta
Ora consideriamo il caso di Laura, che eredita dal fratello un patrimonio netto di 250.000 €, senza altri coeredi. Trattandosi di un fratello, la franchigia applicabile è di 100.000 € e l’aliquota è del 6%.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Patrimonio netto ereditato | 250.000 € |
| Franchigia (fratelli e sorelle) | − 100.000 € |
| Base imponibile netta | 150.000 € |
| Aliquota applicata | 6% |
| Imposta di successione dovuta | 9.000 € |
Questo esempio mostra bene perché il grado di parentela incide così tanto: se lo stesso patrimonio fosse stato ereditato da un figlio invece che da un fratello, l’imposta sarebbe stata pari a zero, perché rientrerebbe interamente nella franchigia di 1.000.000 €.
Se hai più eredi con quote diverse tra loro, ti consigliamo di usare il nostro calcolatore quote ereditarie per determinare con precisione quanto spetta a ciascun beneficiario secondo le regole di legge, prima di calcolare l’imposta dovuta da ognuno.
Esempio pratico 3: un immobile con agevolazione prima casa
Vediamo ora come incide concretamente l’agevolazione prima casa sulle imposte ipotecaria e catastale. Giulia eredita dal padre, come unica figlia, l’abitazione in cui il padre viveva (rendita catastale 750 €) più 150.000 € di liquidità sul conto corrente. L’immobile rispetta i requisiti “prima casa”.
1. Calcolo del valore catastale dell'immobile:
| Voce | Valore |
|---|---|
| Rendita catastale | 750 € |
| Rivalutazione (+5%) | 787,50 € |
| Coefficiente prima casa | × 110 |
| Valore catastale dell'immobile | 86.625 € |
2. Imposte ipotecaria e catastale, con e senza agevolazione:
| Senza prima casa | Con prima casa | |
|---|---|---|
| Imposta ipotecaria | 1.732,50 € (2% del valore catastale) | 200 € (fissa) |
| Imposta catastale | 866,25 € (1% del valore catastale) | 200 € (fissa) |
| Totale imposte ipocatastali | 2.598,75 € | 400 € |
L’agevolazione prima casa fa risparmiare a Giulia circa 2.200 €.
3. Imposta di successione:
Il patrimonio netto complessivo di Giulia è 86.625 € (immobile) + 150.000 € (liquidità) = 236.625 €. Trattandosi di figlia unica, la franchigia di 1.000.000 € copre interamente questo importo: l’imposta di successione è pari a zero. Restano dovute solo le 400 € di imposte ipocatastali agevolate, e la dichiarazione di successione va comunque presentata perché nell’eredità è presente un immobile.
L'autoliquidazione dal 2025: cosa cambia rispetto al passato
Uno degli aggiornamenti più rilevanti degli ultimi anni riguarda il modo in cui l’imposta viene liquidata e versata.
Fino al 2024, dopo la presentazione della dichiarazione di successione, era l’Agenzia delle Entrate a calcolare l’imposta dovuta e a notificare agli eredi un avviso di liquidazione, con i relativi termini di pagamento.
Dal 1° gennaio 2025, per effetto del D.Lgs. 139/2024, è entrato in vigore il regime di autoliquidazione: è l’erede stesso (o il professionista che lo assiste) a calcolare l’imposta dovuta all’interno del quadro EF della dichiarazione di successione, e a versarla tramite modello F24 entro 90 giorni dal termine di presentazione della dichiarazione. Puoi consultare la scheda ufficiale sul come pagare l’imposta di successione direttamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
La dichiarazione di successione, a sua volta, va presentata entro 12 mesi dalla data del decesso (salvo casi particolari che spostano il termine), da uno degli eredi, dei chiamati all’eredità o dei legatari: non serve che la firmino tutti, è sufficiente che uno dei soggetti obbligati la trasmetta, in via telematica, tramite il servizio “Dichiarazione di successione precompilata web” dell’Agenzia delle Entrate o un intermediario abilitato.
Questo cambiamento richiede maggiore precisione nel calcolo, perché un errore nell’autoliquidazione può comportare sanzioni. È anche il motivo per cui uno strumento di calcolo affidabile diventa ancora più utile: permette di verificare in autonomia gli importi prima di trasmetterli all’Agenzia delle Entrate.
Rateizzazione: se l’importo da versare (al netto dell’acconto) è di almeno 1.000 €, è possibile rateizzarlo. Bisogna versare un acconto non inferiore al 20% dell’imposta entro i 90 giorni previsti, mentre il residuo può essere dilazionato in:
- massimo 8 rate trimestrali, se l’importo da rateizzare non supera 20.000 €;
- massimo 12 rate trimestrali, se l’importo da rateizzare supera 20.000 €.
Sulle rate successive alla prima maturano interessi, calcolati dal giorno successivo al versamento dell’acconto. Sotto la soglia di 1.000 €, invece, l’imposta va versata in un’unica soluzione.
Franchigia donativa e franchigia successoria: l'abolizione del coacervo
Un altro cambiamento importante riguarda il rapporto tra le donazioni fatte in vita e l’eredità. Fino a poco tempo fa, le donazioni ricevute da un beneficiario riducevano la franchigia disponibile per la successiva successione (il cosiddetto “coacervo”).
Dal 2026, questo meccanismo è stato abolito: la franchigia donativa (anch’essa pari a 1.000.000 € per coniuge e figli) e la franchigia successoria vengono ora conteggiate separatamente. In pratica, le donazioni ricevute in vita da un genitore non riducono più la franchigia disponibile al momento della successione dello stesso genitore. Questo rappresenta un vantaggio concreto per le famiglie che pianificano il passaggio generazionale del patrimonio attraverso donazioni anticipate.
Casi particolari da conoscere
Trasferimento dell'azienda di famiglia
Se nell’eredità è presente un’azienda, un ramo d’azienda o quote societarie, e questi vengono trasferiti a coniuge o discendenti diretti, il trasferimento è esente da imposta di successione, a condizione che gli eredi mantengano il controllo dell’attività (o proseguano l’attività d’impresa) per almeno 5 anni dal trasferimento (art. 3, comma 4-ter, D.Lgs. 346/1990).
Questa agevolazione ha lo scopo di evitare che il carico fiscale della successione costringa gli eredi a vendere o smantellare un’attività produttiva funzionante. Per accedervi non basta rispettare i 5 anni nella sostanza: gli eredi devono anche rendere, nella dichiarazione di successione stessa, un’apposita dichiarazione impegnativa a proseguire l’attività (o a mantenere il controllo societario) per l’intero periodo. Attenzione: se questo impegno manca, o se il requisito dei 5 anni non viene rispettato, l’esenzione decade e l’imposta torna dovuta con sanzioni e interessi.
Beneficiari con disabilità grave
Come visto nella tabella delle aliquote, la franchigia di 1.500.000 € per i beneficiari con disabilità grave (L. 104/1992) si applica indipendentemente dal grado di parentela: vale quindi anche per un fratello, un parente lontano o un soggetto estraneo alla famiglia, categorie che altrimenti avrebbero franchigia ridotta o nulla.
La dichiarazione di successione: quando è obbligatoria
Molte persone pensano che, se l’imposta dovuta è pari a zero grazie alla franchigia, non sia necessario presentare alcuna dichiarazione. Non è così. La dichiarazione di successione è obbligatoria ogni volta che nell’eredità sono presenti immobili, oppure quando il valore complessivo dell’attivo ereditario supera i 100.000 €, anche se l’imposta risultante è pari a zero.
Le conseguenze di un’omessa presentazione sono severe: la sanzione va dal 120% al 240% dell’imposta dovuta, con un minimo di 250 € anche nei casi in cui l’imposta effettivamente dovuta sia nulla. Per questo motivo, anche quando ci si aspetta un’imposta pari a zero, è comunque necessario verificare se scatta l’obbligo dichiarativo e rispettare i termini di presentazione.
Errori comuni da evitare nel calcolo dell'imposta di successione
- Applicare un’unica franchigia a tutta l’eredità. La franchigia è individuale: va calcolata separatamente per ciascun beneficiario, non sul totale del patrimonio.
- Dimenticare la presunzione del 10%. Se non si presenta un inventario analitico, denaro, gioielli e mobilia vengono automaticamente valorizzati al 10% dell’attivo netto, anche se non corrisponde alla realtà.
- Confondere valore di mercato e valore catastale degli immobili. Ai fini della successione conta il valore catastale rivalutato, non il prezzo di mercato dell’immobile.
- Non richiedere l’agevolazione prima casa quando spetta. Dimenticarla significa pagare imposte ipotecarie e catastali proporzionali invece delle imposte fisse a 200 € ciascuna.
- Ignorare l’obbligo dichiarativo quando l’imposta è zero. Come visto, la dichiarazione resta obbligatoria in presenza di immobili o di un attivo superiore a 100.000 €.
- Sbagliare i termini dell’autoliquidazione. Per i decessi dal 2025 in poi, il versamento va effettuato entro 90 giorni dalla presentazione della dichiarazione: un ritardo comporta sanzioni e interessi.
- Non considerare l’esenzione per l’azienda di famiglia, quando applicabile, perdendo un beneficio fiscale importante per chi prosegue l’attività imprenditoriale.
Domande frequenti
Come si calcola l'imposta di successione?
Si parte dal valore netto dei beni ricevuti da ciascun beneficiario (attivo ereditario meno passività deducibili), si sottrae la franchigia spettante in base al grado di parentela e, sulla parte eccedente, si applica l’aliquota corrispondente (4%, 6% o 8%).
Chi paga di più tra i vari eredi?
A parità di patrimonio ricevuto, pagano meno coniuge, figli, genitori e ascendenti diretti (aliquota 4%, franchigia 1 milione di euro), mentre pagano di più i parenti più lontani e le persone senza legami di parentela (aliquota 8%, nessuna franchigia).
L'imposta di successione si paga anche se il valore ereditato è basso?
Se il valore della quota ricevuta è inferiore alla franchigia spettante, l’imposta di successione è pari a zero. Tuttavia, se nell’eredità ci sono immobili o l’attivo supera 100.000 €, la dichiarazione di successione va comunque presentata.
Cosa succede se non presento la dichiarazione di successione in tempo?
Si applica una sanzione compresa tra il 120% e il 240% dell’imposta dovuta, con un minimo di 250 € anche quando l’imposta risultante è pari a zero.
È possibile pagare l'imposta di successione a rate?
Sì, se l’importo da rateizzare è almeno 1.000 €. Bisogna versare un acconto di almeno il 20% e si può dilazionare il saldo fino a 8 rate trimestrali (12 rate se l’importo supera 20.000 €), con interessi sulle rate successive alla prima.
Chi deve presentare la dichiarazione di successione se ci sono più eredi?
Non serve che la presentino tutti gli eredi insieme: è sufficiente che uno solo dei soggetti obbligati (erede, chiamato all’eredità o legatario) la trasmetta entro 12 mesi dal decesso, con effetto liberatorio anche per gli altri coeredi. Restano comunque personali gli obblighi di versamento dell’imposta dovuta da ciascun beneficiario.
Conclusione: verifica subito la tua situazione
Il calcolo dell’imposta di successione dipende da diverse variabili che interagiscono tra loro: grado di parentela, valore e tipologia dei beni, presenza di immobili, eventuale disabilità del beneficiario e data del decesso (che determina il regime applicabile). Conoscere le regole aiuta a evitare sorprese e a pianificare per tempo, ma il modo più semplice per avere una stima affidabile resta usare uno strumento dedicato.
Con il nostro calcolatore dell’imposta di successione puoi inserire i dati della tua situazione specifica, beneficiari, immobili, eventuale disabilità, data del decesso, e ottenere in pochi secondi una stima dell’imposta dovuta, delle imposte ipotecarie e catastali e degli obblighi dichiarativi.
Altri strumenti utili su nettostipendio.com
- Calcolatore quote ereditarie — per determinare quanto spetta legalmente a ciascun erede prima di calcolare l’imposta dovuta.
- Calcolo ISEE — utile per verificare come un’eredità ricevuta incide sulla tua situazione economica.
- Calcolatore IRPEF e Simulazione 730 — per la tua prossima dichiarazione dei redditi.
- Calcolatore stipendio netto — il nostro strumento principale, per sapere subito quanto ti resta in busta paga ogni mese.
Fonti ufficiali
Per approfondire o verificare autonomamente i calcoli puoi consultare la scheda dell’Agenzia delle Entrate sulla dichiarazione di successione e il pagamento delle imposte e il testo del D.Lgs. 346/1990 su Normattiva.
Questa guida ha finalità puramente informativa e si basa sulle franchigie, aliquote e regole ordinarie vigenti nel 2026 (D.Lgs. 346/1990, aggiornato dal D.Lgs. 139/2024). Il Testo Unico D.Lgs. 123/2025, che in futuro riunirà anche la disciplina delle successioni, non è ancora in vigore: la sua applicazione è stata rinviata al 1° gennaio 2027 dal decreto Milleproroghe (D.L. 200/2025). Per casi particolari, trust, patti di famiglia, eredità con elementi di internazionalità o valutazioni d’azienda soggette ad accertamento, è sempre consigliabile rivolgersi a un notaio o a un commercialista.